Venerdì 22 febbraio, nei locali delle Cantine Su’Entu di Sanluri, si è tenuto l’incontro di avvio del progetto ACUADORI. Il progetto, finanziato dalla Regione autonoma della Sardegna nell’ambito del programma di Ricerca&Sviluppo Agroindustria (POR FESR 2014-2020, Asse 1, Azione 1.2.2) attraverso SardegnaRicerche, mette insieme i due atenei della Sardegna e tre aziende del territorio regionale (Abika, Cantine Su’Entu, Cooperativa Viticultori della Romangia) allo scopo di sviluppare una innovativa piattaforma tecnologica concepita per migliorare la gestione delle risorse idriche nella produzione vitivinicola.

La qualità agroambientale dei prodotti alimentari, infatti, è sempre più oggetto di attenzione da parte del consumatore, che cerca un prodotto di qualità ma la cui produzione abbia anche un impatto ambientale ecosostenibile. Negli ultimi anni, in particolare, gli aspetti legati ai cambiamenti climatici hanno posto sotto esame le filiere produttive in termini di costo equivalente di emissioni di gas serra, trascurando o ponendo in secondo piano i consumi idrici conseguenti al processo produttivo, non sempre adeguatamente calibrati e sostenibili.

Il progetto ACUADORI intende affrontare criticamente le fasi della produzione vitivinicola, dal campo alla cantina, avvalendosi delle più moderne tecnologie di monitoraggio e gestione dell’acqua, al fine di quantificare i consumi, identificare le fasi critiche e ottimizzare la gestione di questa risorsa in un’ottica di sostenibilità aziendale. Responsabile scientifico del progetto coordinato da Abika è Massimo Barbaro, docente di Elettronica del DIEE: nel team con lui anche Paolo Meloni (ricercatore del DIEE), Gianluigi Bacchetta, direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Cagliari e docente di Botanica del DISVA, con Costantino Sirca, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari.

ACUADORI si concentrerà sul processo di trasformazione delle uve in vino, un settore in cui la Sardegna raggiunge eccellenze mondiali, e si propone di ribaltare completamente gli approcci comuni concentrandosi sullo sviluppo di una piattaforma di rilevamento integrata in grado di misurare direttamente la condizione idriche delle piante, trasformando la pianta stessa in un biosensore. In questo modo sarà possibile interrogare i suoi reali bisogni, che integrano lo stato idrico del suolo e dell’atmosfera, nonché la risposta fisiologica della pianta all’acqua disponibile. Questo obiettivo sarà perseguito con lo sviluppo di una piattaforma di facile utilizzo, basso costo, minimo impatto sulle normali attività agricole, minime o nulle esigenze di manutenzione, costituita da dispositivi wireless, a bassissimo consumo, in grado di funzionare ininterrottamente per diversi cicli stagionali senza richiedere interventi da operatori specializzati.